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La Sindrome del Colon Irritabile

Sindrome Colon Irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo funzionale gastro-intestinale, cronico e debilitante, di cui soffre circa 1 persona su 5 della popolazione Occidentale.

Possiamo sospettare di trovarci di fronte ad un caso di Sindrome del Colon Irritabile quando avvertiamo una sensazione di dolore o fastidio addominale, ricorrente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi, associato a due o più dei seguenti avvenimenti:

  • Miglioramento del dolore o del fastidio in seguito all’eliminazione
  • Insorgenza del dolore o del fastidio in concomitanza alla variazione della frequenza dell’evacuazione
  • Insorgenza del dolore o del fastidio in concomitanza alla variazione dell’aspetto delle feci
Tali sintomi devono essere presenti da almeno 6 mesi per poter fare una diagnosi di sindrome del colon irritabile.

Diagnosi Sindrome Colon Irritabile

Fare una diagnosi giusta, tuttavia, risulta complicato, poiché questa sindrome si può presentare in varie forme:

  • Stiptica: in cui il soggetto presenta per lo più stipsi, dunque feci dure o caprine
  • Diarroica: in cui il soggetto presenta per lo più feci liquide o semi-formate
  • Mista: in cui il soggetto alterna episodi di stipsi e di feci liquide (alvo alternato)
Per alcuni pazienti, tuttavia, la sindrome del colon irritabile può rivelarsi invalidante: si può non essere più in grado di lavorare, di fare vita sociale o addirittura di fare viaggi anche se brevi.

Non è ancora stata scoperta alcuna terapia specifica, ma esistono diverse possibilità di cura dei sintomi: il medico prescriverà la terapia migliore per specifici sintomi e incoraggerà a tenere sotto controllo lo stress e a modificare la vostra dieta.

La terapia nutrizionale, in questi casi, è di seguire quella che viene definita una dieta a basso contenuto di FODMAP.

Cosa sono i FODMAP?

Il termine FODMAP sta per Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides And Polyols. Si tratta, dunque, di carboidrati a catena corta che causano i maggiori sintomi di colon irritabile (stitichezza, gonfiore, transito accelerato, meteorismo).

Dove sono contenuti?
I FODMAP sono contenuti in una serie di alimenti come il frumento, certi tipi di frutta e verdura e alcuni prodotti a base di latte. A seconda dell’alimento, possiamo trovare FODMAP diversi:

  • I FOS (Frutto- e Galatto-oligosaccaridi): si trovano nei cereali, come frumento, orzo, segale, avena; nei legumi, come lenticchie e ceci; nella cipolla, nel porro, aglio, scalogno; carciofi, finocchi, cicoria, rape rosse, piselli, anacardi e pistacchi.
  • I Disaccaridi: ci riferiamo per lo più al lattosio, contenuto nel latte e derivati (budino, gelato e yogurt).
  • I Monosaccaridi: parliamo essenzialmente di fruttosio libero, che troviamo in alcuni frutti, come mele, pere, mango, ciliegie, cocomero; nel miele e nello sciroppo di glucosio e fruttosio.
  • I Polioli: contenuti in tutto ciò che termina con –olo, quindi xilitolo, mannitolo, maltitolo, sorbitolo. Tendenzialmente sono molecole dolcificanti che si trovano in gomme da masticare e prodotti light. I polioli sono presenti anche nella frutta con nocciolo come pesche, prugne, ciliegie, albicocche, oltre che nei funghi e nel cavolfiore.
Nella dieta a basso contenuto di FODMAP distinguiamo 3 fasi:
  • La prima fase implica la completa esclusione di alimenti contenenti fodmap per un periodo che va dalle 4 alle 8 settimane. Questa fase deve essere affrontata sotto supervisione di un professionista qualificato ed esperto.
  • La seconda fase è la fase di reintroduzione. A seconda dei sintomi verrà stabilito quali alimenti, e con che frequenza, verranno reintrodotti.
  • Nella terza fase si raggiunge l’autogestione a lungo termine dei sintomi, con il consumo di alimenti FODMAP fino alla tolleranza.
Una dieta di questo tipo rappresenta una vera e propria terapia alternativa nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile, senza il dover ricorrere a trattamenti farmacologici o medico-chirurgici, incidendo anche sull’impatto economico che hanno queste patologie sul costo della sanità.

Purtroppo gli alimenti in grado di peggiorare la situazione non sono comuni a tutti i pazienti, è quindi necessario un paziente lavoro di inserimento/esclusione di cibi dalla dieta per rilevare quelli effettivamente causa di reazioni annotandoli su un diario alimentare.

A cura di
Dott.ssa Patalano Myriam Biologa Nutrizionista
Ischia Nutrizione Patalano